Il Belpaese è uno dei più «sotto assicurati» in Europa e nel mondo occidentale. Bisogna chiedersi di chi sia la «colpa».

IL RISCHIO, QUESTO SCONOSCIUTO (IN ITALIA…)

Nell’ultima rubrica abbiamo parlato di quella spaventosa meraviglia che è l’Etna e dei potenziali pericoli che potrebbe causare agli abitati vicini. Ora allarghiamo un pochettino il campo, ma restiamo concentrati sul concetto di rischio che, a quanto pare, in Italia in troppi non conoscono.

Prova ne è che il Belpaese è uno dei più «sotto assicurati» in Europa e nel mondo occidentale. Negli Usa, per dire, ci si assicura (quasi) per tutto. In Italia si arriva al paradossi di scoprire persone che, nel 2021, girano ancora con l’auto non assicurata, non capendo davvero i pericoli che corrono: non tanto per la multa salatissima e il sequestro del veicolo – nel caso in cui vengano fermati dalle forze dell’ordine – ma per la catastrofe economia alla quale andrebbero potenzialmente incontro nel momento in cui incampassero in un grave sinistro con torto, magari con feriti o, Dio non voglia, deceduti.

Al di là della – anche giusta – stigmatizzazione dell’«italiano medio» che si assicura soltanto quando la polizza è obbligatoria, che gioca al risparmio, cadendo spesso in pericolosi «trappoloni» e che non si rende conto dell’importanza di avere una copertura per i rischi più comuni e quelli emergenti, bisogna chiedersi di chi sia la «colpa».

Per chi scrive, che di mestiere fa il giornalista, la risposta è semplice e allo stesso tempo complessa: su questo tema Compagnie, Agenzie e Società investono ancora troppo poco in comunicazione.

Qualcuno potrà obiettare che siamo bombardati di messaggi pubblicitari che promuovono questo o quel prodotto di questa o quella compagnia. Altri ancora faranno notare che con il boom della tecnologia e del web siamo inondati di offerte di polizze, acquistabili con un click o proposte e vendute anche allo sportello bancario o alle poste. Ma non è certo quella la comunicazione a cui ci riferiamo. Quello è marketing. Che «spinge» un prodotto, certo, ma non spiega perché davvero è fondamentale assicurare la propria casa, il proprio cane, la propria auto senza cadere nel tranello del massimo ribasso. Che spiega all’imprenditore cosa comporta un attacco informatico, quanto costa ripristinare il sistema, recuperare i dati, quante giornate di lavoro vengono perse nonostante i dipendenti vadano retribuiti.

Qui «casca l’asino». Perché invece di dare tutto per scontato occorrerebbe invece spiegare, e farlo bene, non tanto il prodotto, ma il rischio che sta alla base dell’ideazione dello stesso.

Sia chiaro. Il rischio è qualcosa che c’era, c’è e ci sarà sempre. Certo, cambia, si modifica, alcuni rischi si attenuano e altri emergono, ma un mondo risk free non esisterà mai. Basti pensare a tutti i nuovi rischi causati dai cambiamenti climatici, di cui ci occuperemo nella prossima puntata, legati a doppio filo con l’ormai quasi necessità per tutti di valutare un’assicurazione conro le catastrofi o contro eventi atmosferici anomali, che sia un terremoto o una «banale» grandinata, che può causare danni da migliaia di euro a una carrozzeria nuova di pacca.

Comunicare il rischio significa, ad esempio (e qui spalanchiamo la porta verso un universo… ) far capire bene a chiunque e a tutti i livelli che è vero che le polizze salute non costano poco ma garantiscono una tranquillità che i tagli al sistema sanitario nazionale hanno messo pesantemente a rischio, basta guardare cosa sta succedendo negli ospedali nell’emergenza Covid.

Potremmo andare avanti con numerosi esempi, ma il succo è sempre il medesimo: soltanto con una comunicazione più incisiva ed efficace, incentrata sulla «cultura del rischio» potrà davvero far cambiare la mentalità degli italiani che, con tutta probabilità, hanno solo la colpa di non essere stati «educati bene», arrivando a sviluppare un’idea distorta del mondo delle assicurazioni.

E in questo tutti i soggetti, dalle Compagnie a chi gestisce poi i sinistri e li liquida, possono fare tantissimo, per instillare una volta per tutte anche in Italia la cultura del rischio e innescare un cambiamento che in un mondo in così rapida evoluzione non può più attendere.

Marco Traverso

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